PostHeaderIcon Amorgos, un’altra entusiasmante scoperta

12-13 ottobre

Nel porticciolo Astipalia, chiacchierando davanti ad un bicchiere di Ouzo con Dominique e Frederica, aspiranti giromondisti  francesi che navigano su Frédom, un Beneteau Oceanis 42cc, sentiamo per la prima volta parlare di Amorgos, un’isola delle Cicladi che dista una cinquantina di miglia verso nord. Il vento previsto per domani é da ovest. Per Santorini, nostra prossima tappa prevista, andremmo controvento. Invece, per Amorgos, andremmo di bolina. La decisione é presto presa. Si va dove ci porta il vento. Domattina si salpa, rotta a nord-ovest verso Amorgos.
La lunga catena montuosa che caratterizza il profilo di quest’isola sembra crescere in altezza man mano che ci si avvicina e le sue vette più alte (circa 800 metri) sono a tratti velate da soffici nuvoloni bianchi. Alle 1715, dopo una giornata trascorsa veleggiando, ormeggiamo al molo nella baia di Katapola, una simpatico villaggio tipicamente “cicladico”. Casette bianche con persiane blu e tetto piatto.

L’indomani, la tentazione di visitare a fondo quest’isola é irresistibile. Partiamo dopo aver noleggiato una piccola Chevrolet bianca con cui raggiungiamo, fra l’altro, le due perle dell’isola. L’incantevole Chora, appollaiata in posizione elevata sulle alture rocciose che dominano Katapola e lo straordinario monastero (Moni Hozoviotissis) incastonato nella maestosa scogliera a picco sul mare da cui si ammira un panorama straordinario. Peccato che nella discesa lungo la lunga scalinata d’accesso al monastero Giorgio mette un piede in fallo e va a rotoloni, procurandosi alcune escoriazioni al braccio destro e una piccola lussazione alla caviglia che vengono prontamente curate dalla dottoressa Tersilli (Luana) con il nostro immancabile kit di pronto soccorso. Per il resto della giornata avremo di che curare e accudire il nostro paziente veneziano che beato si crogiola in questo ruolo.

 

Romano

 
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