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15 ottobre

Ci sarebbe piaciuto vedere la copia in gesso della Venere di Milo (originale custodito al Louvre di Parigi) esposta al museo archeologico di Milos. Arrivare qui fuori stagione comporta però qualche svantaggio. Il museo era chiuso. Ci siamo però rifatti alla grande esplorando l’isola quasi da soli, senza la ressa dei mesi estivi. Dapprima il villaggio che si é costituito a grappolo attorno al porto di Adamas dove abbiamo ormeggiato A Go Go, poi il capoluogo Plaka, casette bianche e suggestivo labirinto di vicoli arroccati sul bordo di una profonda scarpata. Siamo rimasti a lungo ammutoliti davanti al panorama mozzafiato sulla baia e le isole circostanti che si gode dalla fortezza sulla sommità della collina dove ora - all’interno delle mura di cinta - sorge una chiesetta del XIII secolo. Poi Klima, un villaggetto tradizione di pescatori che si affaccia sul mare, con case a due piani dove quello inferiore - caratterizzato da porte a vivaci colori - viene utilizzato come rimessa per le imbarcazioni, mentre in quello superiori vive la famiglia.

Ma gli incredibili colori di quest’isola vulcanica che si estende ad arco intorno alla caldera centrale ormai divenuta una baia protetta, catturano la nostra attenzione. La terra é a tratti rossa, bianca, arancione, verde, gialla. Un caleidoscopio di colori (e di bizzarre formazioni rocciose) che in qualche modo raccontano la storia di quest’isola, legata all’estrazione di minerali che risale al neolitico, quando l’ossidiana era un materiale molto pregiato. Ancora oggi Milos é il principale centro di produzioni della betonite e della perlite di tutta l’Unione Europea.

 

Romano

 
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