PostHeaderIcon Missione compiuta

21 ottobre

Chiuso il cerchio, si torna alla casella di partenza. È l’alba. La costa della Sicilia si profila all’orizzonte fra la nebbia mattutina. Stanchi ma contenti per la lunga veleggiata di tre giorni che ci ha condotti dalla Grecia alla Sicilia, ammainiamo la bandiera di cortesia greca, ormai sfibrata da quattro mesi di vento. Un po’ emozionati, alziamo la bandiera italiana. Ci rendiamo conto di aver chiuso il cerchio. Dall’Italia siamo partiti nell’agosto del 2011. Rientriamo alla casella di partenza oggi, 21 ottobre 2015, dopo aver circumnavigato il pianeta. Con Luana ci scambiano un lungo abbraccio come per congratularci a vicenda. Un’avventura entusiasmante che ci ha insegnato tantissimo su noi stessi, sugli altri, sul mare. Anche noi, come le bandiere di cortesia dei 33 paesi toccati, siamo un po’ logorati dalla dura vita del marinaio. Doveva essere un giretto di un paio di anni. È durato più del doppio e ci pentiamo di aver tralasciato certe zone o di non esserci soffermati maggiormente in alcune particolarmente affascinanti. Protagonisti assoluti, il vento e la barca.

Ma una grande nota di merito e di riconoscenza la dobbiamo a chi é rimasto a casa e ci ha assistiti e sostenuti “in remoto”. Gli amici Paolo, Tiziano e Luigi, per la loro assistenza logistica; genitori, figli e nipoti per aver sopportato la nostra latitanza; ma anche quanti hanno navigato con noi, sia a bordo che seguendo il nostro blog incoraggiandoci di tanto in tanto con i loro messaggi. Un grande grazie lo dobbiamo anche all’Associazione Svizzera Non Fumatori, a Swiss Coils e a Dallmayr, per il sostegno ricevuto.

Camminando lungo il molo del Marina di Ragusa osserviamo quella linea nitida e infinita che separa il mare dal cielo. Sembra voler dire : “vieni, non fermarti, del mondo hai visto soltanto una piccola parte, c’é ancora molto da scoprire”. Sono passati ormai quattro anni, tre mesi e una settimana, da quando A Go Go ha mollato gli ormeggi a Genova. In questo periodo, milioni di onde, migliaia di miglia, e centinaia di terre più o meno abitate, ci sono transitate di fianco. Abbiamo gustato il piacere di trovarci in intimità con il mare, con la solitudine, con il silenzio, con gli spazi infiniti, a tu per tu con animali generalmente temutissimi come squali, coccodrilli, draghi, serpenti e meduse. Abbiamo acquisito maggior consapevolezza della nostra pochezza che il grande mondo e i suoi tempi lunghi mettono così bene in evidenza. E come l’acqua leviga i sassi, fra una moltitudine di albe e tramonti, il viaggio ci ha smussati, cambiati, modificando il nostro modo di vedere le cose, il nostro modo di osservare il mondo e di confrontarci con gli altri esseri umani. Ma ha anche modificato i nostri programmi. L’idea iniziale era di tornare a casa e riprendere il nostro lavoro d’ufficio. Ora, non siamo più in grado di dire quando il viaggio finirà. Programmi a lungo termine, appuntamenti, scadenze, itinerari precisi, appartengono a quello stile di vita ormai lontano che abbiamo lasciato a poppa tanto tempo fa. Oggi, i nostri programmi sono vaghi, approssimativi. La nostra rotta incerta. Abbiamo imparato a metterci nelle mani del destino, a lasciarci guidare dagli e…venti e dai bollettini meteorologici e a sognare puntando il polpastrello dell’indice sullo schermo del IPad sul quale appare una nuova isola dove ancora non abbiamo gettato l’ancora. 

In altre parole abbiamo fatto nostro il motto “Home is where the anchor drops” (casa é dove gettiamo l’ancora).

 

Romano

 
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