PostHeaderIcon Jacques Cousteau Precontinent II

Era una mattina del giugno 1963, quando a Sha'ab Rumi arrivò la Calypso, la nave oceanografica di Cousteau, carica di attrezzature, tecnici, medici, biologi, scienziati e sommozzatori. Da quella mattina ebbe inizio l'avventura di Precontinent II. L'anno prima, nel 1962, nelle acque del Golfo di Marsiglia venne ancorato su un fondale di 10 metri un cilindro di acciaio lungo 2,5 metri chiamato Precontinent I nel quale vissero per una settimana, senza mai risalire in superficie, due ricercatori. Lo scopo della prima avventura di Precontinent era dimostrare la possibilità non solo di vivere sott'acqua, ma anche di lavorare e compiere immersioni grazie a un'uscita dal cilindro che permetteva ai ricercatori di esplorare i fondali nei pressi della loro abitazione subacquea. Visto il successo ottenuto con Precontinent I, Cousteau decise di iniziare la seconda fase del progetto, impegnativa e rischiosa, e di trascorrere un mese in un "villaggio" subacqueo. La scelta del luogo era fondamentale per la riuscita del progetto e per questa ricerca fu incaricato Albert Falco (1927-2012), all'epoca capo della squadra di sommozzatori. Falco viaggiò per mesi alla ricerca del sito adatto allo scopo e non fu impresa facile accontentare le richieste del comandante Cousteau. Il sito doveva essere lontano dalle rotte commerciali, ma vicino a un porto per avere la garanzia dei rifornimenti, dell'assemblaggio dei materiali e dell'assistenza per cibo, acqua e carburante. Doveva avere un riparo sicuro per la nave appoggio, ancorata nei pressi della base subacquea, e per la nave di collegamento che garantiva i rifornimenti ai gruppi di ricerca. Il sito doveva trovarsi in una zona tranquilla e protetta, ricca di coralli e di vita marina, non essere soggetto a correnti e avere pianori sommersi non troppo profondi per ancorare i laboratori al fondale e permettere ai ricercatori di raggiungere, senza problemi, le due basi subacquee previste per l'esperimento. Alla fine, il luogo scelto da Falco si rivelò perfetto : l'atollo di Sha'ab Rumi, solo 25 miglia da Port Sudan, un reef con una laguna ben riparata, luogo ideale per ancorare la nave appoggio al "villaggio" subacqueo. Fuori dalla laguna, sul reef esterno occidentale riparato dai venti e dal mare, si trovava un pianoro sabbioso a -13 metri e, poco sotto, un secondo pianoro a -30 metri. Tutto attorno il mare profondo centinaia di metri. Esaminato il luogo, Cousteau fece trasportare a Sha'ab Rumi, dalla nave Rosaldo, le strutture di acciaio assemblate a Port Sudan, mentre la Calypso faceva la spola tra i cantieri e il banco corallino, trasportando tecnici, materiali e rifornimenti. L'immersione dei contenitori pressurizzati, costruiti per ospitare i ricercatori e il loro ancoraggio al fondale, non fu cosa semplice. Si dovette prima spianare il pianoro a -13 metri con un rudimentale aratro trascinato dalla Calypso e poi affondare, grazie a migliaia di tonnellate di piombo fissate alle pareti, i contenitori pressurizzati che fungevano da alloggi e da laboratori (.) Anche posizionare la nave Rosaldo all'interno della laguna di Sha'ab Rumi non fu cosa semplice. Si dovette per prima cosa creare una passe di accesso adeguata alle dimensioni della nave, ancorarla con la poppa rivolta alla barriera che sovrastava il pianoro, sede dei laboratori, e costruire un pontile sul reef sopra il villaggio subacqueo per assistere giorno e notte i ricercatori in immersione fornendo loro energia elettrica, aria, acqua potabile e cibo.
Dopo un mese di lavoro tutto era pronto. Il complesso, costituito da 4 camere di acciaio collegate al corpo principale a cupola che fungevano da alloggi, bagni, cucina e laboratori di biologia alimentati ad aria compressa e in grado di ospitare fino a 8 persone, fu chiamato dai ricercatori per la sua forma la "Stella Marina". Un secondo cilindro, alimentato con una miscela di elio, azoto e ossigeno a circuito chiuso con filtri di calce sodata che convertivano l'anidride carbonica in ossigeno, destinato a ospitare due persone per una settimana e avente funzione di alloggio e laboratorio, fu posizionato sul pianoro sottostante a -25 metri. Il piccolo hangar che aveva funzione di magazzino e di garage per il siluro motorizzato che serviva ai ricercatori per spostarsi da un laboratorio all'altro, era posizionato vicino alla Stella Marina, mentre gli acquari, poligoni con struttura di acciaio chiusi da vetri colorati che servivano per studiare nel loro habitat le specie marine che si trovavano lungo la barriera, furono posizionati poco lontano dall'hangar al riparto di alcune rocce della barriera su un terzo pianoro sabbioso, alla stessa profondità della Stella Marina. Vista l'ignoranza di allora sul comportamento degli squali, Cousteau fece posizionare anche due grandi gabbie, la prima tra i due "villaggi" sommersi e la seconda a punta sud, entrambe fissate alla parete del reef e utilizzate sia per studiare il comportamento dei grandi pesci, come squali, carangidi, tonni e barracuda, sia a protezione dei ricercatori nel caso si fossero trovati in difficoltà con gli squali. Il 15 giugno 1963 ebbe inizio l'avventura del progetto Precontinent II. Il primo a entrare nel villaggio subacqueo fu Frederic Dumas a cui fu affidato il compito di testare i sistemi vitali e trascorrere la prima notte a -13 metri. Il giorno seguente lo raggiunsero altri 5 ricercatori : Raymond Vaissière (responsabile del reparto di biologia marina del museo oceanografico di Monaco), Claude Wesley (responsabile delle immersioni dell'équipe Cousteau, avendo partecipato a Precontinent I), André Falco, Pierre Vannoni e Pierre Guilbert, il cuoco del "villaggio", tenuti costantemente sotto osservazione e monitorati da medici a bordo della nave appoggio. Canoè et Portelatine, invece, entrarono nel laboratorio a -25 metri. Una quarantina di persone, compreso il comandante Cousteau, (.) furono impegnati per oltre un mese in questa storica avventura. Con temperature costanti di 27°C e un tasso di umidità dell'85%, i ricercatori vissero nella Stella Marina per tutta la durata dell'esperimento. La parte centrale della stella, la cupola, era la parte più viva della struttura perché comprendeva un salone pentagonale dove si trovava la console elettrica e gli strumenti di sopravvivenza del "villaggio", oltre a essere il luogo di incontro tra ricercatori e "visitatori". Due bracci della Stella erano adibiti a camere da letto. In un terzo braccio si trovavano i bagni e le docce, mentre l'accesso all'esterno avveniva tramite passaggi bagnati che conducevano direttamente in acqua. Nel quarto braccio si trovavano la cucina, un laboratorio e la camera oscura per lo sviluppo delle fotografie. Nella cupola di collegamento furono installate le apparecchiature scientifiche, i monitor, un citofono di collegamento con la superficie, manometri per il controllo dei gas, bombole e le attrezzature subacquee per uscire e rientrare nel laboratorio. Il 23 luglio 1963, trentotto giorni dopo l'inizio dell'avventura, Cousteau dichiarò la missione conclusa e diede il via alla terza e ultima fase dell'esperimento di vita subacquea : Precontinent III. Nell'agosto del 1964, solo un anno dopo il Sudan, una sfera di acciaio abitabile, contenente 5 uomini, fu ancorata sui fondali marini del Mediterraneo, nei pressi di Villefranche-sur-Mer in Costa Azzurra, dando il via all'ultima fase delle ricerche di Cousteau. Con Precontinent III i 5 uomini vissero per due settimane a -85 metri, uscendo giornalmente dalla sfera e compiendo numerose immersioni a -100 metri. Fu anche grazie a questi straordinari esperimenti, da ricordare che nel 1960 non si sapeva quasi nulla sulla vita dell'uomo sott'acqua, che ebbe inizio la subacquea moderna, così come la conosciamo.

(*Sudan guida alle immersioni - Carlo Piccinelli - 2014 Ed. Magenes - pag. 131-133)

 
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